domenica 21 dicembre 2014

elogio del nulla... o quasi



Qualche tempo fa mi sono imbattuto in uno shooting di moda per le vie di Taormina e immediatamente ho iniziato ad osservare la quantità abnorme di attrezzatura che il fotografo e i suoi assistenti andavano spostando per le vie della piccola città...
Mi sono posto una domanda allora e me la pongo sempre di più adesso... ma è veramente necessario portarsi dietro tutta quella roba?

I più tecnologici di chi legge dirà " ma certo se no come fai, hai bisogno di flash, un portatile almeno due macchine fotografiche bla bla blablablablabla..."
No, c'è qualcosa che non quadra...
Le fotografie si fanno con le idee, con gli occhi, con il cuore come diceva Cartier Bresson, non con l'ultimo modello di portatile...

non fraintendetemi io sono il primo ad usare la tecnologia... ecco ad usare... non a farmi usare...

Però grazie a tutti i gadget elettronici oggi siamo pieni di "Photographer" termine anglosassone per indicare che non siamo dei semplici utilizzatori di macchine fotografiche da 4000 euro ma che dietro quella macchina c'è un percorso artistico, concettuale, introspettivo, emotivo...
E quindi questa enorme truppa si muove da un BRAND DAY ad un altro con la disinvoltura di un consumato professionista del settore, loro non fanno foto di matrimoni, loro sono artisti, loro non cercano solo il cm quadrato scoperto della modella più o meno tale, nooooo
loro sono concettualmente alla ricerca dell'immagine perfetta che riesca a conciliare almeno 6 che dico 6 almeno... 10 flash diversi per ottenere quell'incarnato con il bilanciamento del bianco... come fosse antani (grande Ugo Tognazzi)...

Poi ovviamente bisogna post produrre e quindi vai di Photoshop perché serve anche a correggere eventuali piccoli errori (che so una sovraesposizione di 3 stop o una sotto di 2 fatta perché cosa sono i tempi e diaframmi... nulla tanto vai di program perché poi aggiusti il tutto dopo... non solo, visto che la modella ha centomila brufoletti data la giovane età e l'uso costante di un trucco pesante e assolutamente incongruo, poi bisogna levigare la pelle e quindi rendi plasticoso tutto quello che ti capita a tiro con effetti a dir poco imbarazzanti...

Ma visto che il quadro prospettato è questo... cosa si fa... si ritorna indietro.... macchina fotografica, una pellicola B&W e un po' di voglia di raccontare la realtà, quella vera, certo forse per questi signori vien meno il lato voyeristico e un po' onanistico della fotografia, ma tanto loro sono Photographer mica creatori di sogni come un certo Avedon...

venerdì 12 dicembre 2014

Fotografia e provincialismo

Cosa succede ad un fotografo che di colpo si ritrova catapultato in una città come Londra o ancora di più... come New York...?
Dipende dal fotografo, o meglio dalla persona che vive dentro al fotografo...
Per capirlo bisogna scomodare un pò di psicologia spicciola e un pò di buon senso, infatti per chi arriva dalla periferia come noi palermitani e siciliani una città come Londra appare come una metropoli luminescente e la trasformiamo nel centro del mondo senza poi renderci conto che a sua volta Londra è periferia rispetto ad altre città come New York o Tokio, e questo essere periferia si manifesta specialmente in alcuni campi... come la fotografia.
Inoltre se la persona non ha mai visto e vissuto queste città, già il fatto di arrivare a Londra modifica tutti i punti di vista e apre la mente alla "ὕβρις" più sfrenata.
Alla fine il risultato e più simile all'arrivo di Totò e Peppino a Milano che allo sbarco di una mente nella metropoli...
Questo "periferico" non farà altro che ricordare a tutti che adesso vive nella grande città  e che loro sono solo dei poveri disgraziati perchè non hanno il coraggio di andarsene dalla loro terra e non solo ma tutto quello che fanno non vale niente perché lui... "il genio"... sa far tutto meglio e sicuramente per questo adesso lui vive a Londra e loro sono rimasti nella periferia del mondo.
Il vero risultato di tutto questo e soltanto una dimostrazione assoluta di ignoranza culturale e provincialismo elevato alla massima potenza.

Vivere e lavorare a Londra nel campo della fotografia non è particolarmente difficile, in realtà non lo è mai stato, io sono arrivato a Londra la prima volta nel lontano 1983 e la città era viva, piena di occasioni e possibilità, trovavi lavoro con facilità e potevi, se volevi, lavorare ai tuoi progetti con semplicità... oggi se vado a Londra, e ci vado abbastanza spesso, vedo una città che rispetto a qualche anno fa tende alla decadenza, ma nonostante tutto offre ancora opportunità e quindi è facile trovare una collaborazione con il British Museum o con società per la realizzazione di cataloghi e foto... ben diverso è se vuoi fare "fine art" infati le gallerie sono più selettive e di difficile accesso (come in tutta Europa e come in tutto il mondo)... il problema è che non sempre chi fa delle bellissime fotografie si può considerare un artista.
L'anno scorso ho ricevuto una mail da parte di una importante galleria di Chelsea a New York la direttrice e curatrice mi invitava a discutere l'ipotesi di realizzare una mia mostra a NY... ovviamente potete immaginare l'emozione... arrivato in questa galleria discutiamo del fatto che lei era rimasta colpita da una mia foto pubblicata in un libro qualche anno fa e così aveva cercato in rete e visto i miei lavori... le erano piaciuti e voleva fare una mostra e promuovermi... il tutto alla maniera americana... io ti promuovo tu investi dei soldi su di te... il costo della mostra ovviamente è a tuo carico e vi garantisco che non è poco...
Già perchè se vuoi veramente fare il salto non lo fai a Londra, ma lo fai in una mteropoli assoluta come New York dove di fotografi bravi, ma veramente bravi... ce ne sono migliaia e dove per emergere devi veramente dimostrare di essere speciale di avere una luce interiore che ti fa essere qualcuno e non un perfetto realizzatore di schemi di luce e immagini d'effetto...