domenica 25 ottobre 2015

Un po' di tecnica... what's in my bag?

Uno dei siti più interessanti per chi come me tende a non dimenticare la fotografia analogica è quello di Japan Camera Hunter. Bellamy Hunt vive a Tokyo e nel tempo è diventato un punto di riferimento per tutti quelli che cercano macchine fotografiche a pellicola o altri tipi di gadget analogici... in più da tempo ha creato nella sua pagina un angolo in cui ognuno può mostrare cosa si trova nella sua borsa fotografica... 

In Your bag

Questo link diventa estremamente interessante non solo per chi fotografa in analogico ma anche per tutti quelli che sono realmente appassionati di fotografia perché permette di conoscere alcuni segreti dei fotografi per così dire "vintage" ad esempio l'uso di quello strano oggetto che si chiama esposimetro... 

Già l'esposimetro quello sconosciuto... 
O forse dovrei dire l'esposizione quella sconosciuta... Già perché oggi sempre più spesso con le macchine tutto fare ci si scorda che alla base di una buona fotografia c'è sempre una buona lettura della luce e che la luce non è tutta uguale...
Facciamo un esempio pratico... se io imposto un qualunque "program" nella mia macchinetta tuttofare questa probabilmente tenderà a  leggere la luce nell'inquadratura e fare una media delle varie esposizioni, restituendomi quanto di meglio (o per meglio dire di "medio") si può per ottenere una foto leggibile... ma in realtà è sempre così? Ovviamente no... la lettura esposimetrica delle macchine fotografiche è ovviamente un compromesso e inoltre non permette di potere decidere se esporre in un area dell'immagine piuttosto che su un altra.. Certo se stiamo fotografando in una giornata limpida il cielo con qualche piccola nuvola bianca e magari una statua di marmo non abbiamo molti problemi, se però in una immagine abbiamo molte ombre e molte luci ossia gli opposti della nostra scala luminosa il problema si pone, ci dovremmo chiedere cosa voglio fare risaltare... le ombre o la luce... devo chiedermi cosa voglio ottenere, in altre parole devo pensare la foto prima di scattarla e se lo faccio magari rinuncio a quelle ...mila scatti inutili e mi semplifico anche la post produzione...

Esaminiamo ad esempio questa immagine siamo in un interno davanti ad una porta con una notevole luce all'esterno ma un soggetto all'interno, nel giro di poco tempo bisogna decidere se si vuole evidenziare l'esterno o il soggetto all'interno e sapere che se espongo per il soggetto l'esterno sarà sovraesposto e meno leggibile e viceversa se espongo per il giardino il soggetto sarà decisamente sottoesposto... il problema è tutto nell'effetto finale che si vuole ottenere...

Ovviamente per potere leggere correttamente la luce non sempre possiamo utilizzare l'esposizione media delle macchine fotografiche (chiamiamola matrix o media ponderata poco cambia) ma dobbiamo preferire un tipo di lettura della luce più... come dire... concentrata!!
Per questo troviamo nelle macchine fotografiche un tipo di lettura esposimetrica che si chiama spot o semispot che riduce drasticamente l'area di lettura della luce e la concentra in un punto più o meno piccolo permettendoci di creare (parolone) la nostra lettura della luce e quindi la nostra immagine che ovviamente sarà diversa da quella di tutti gli altri...

Per chi volesse approfondire il tema dell'esposizione vi rimando ad un link della Nikon School che parla di quello che si può in assoluto considerare il metodo più completo per valutare la luce in una immagine ossia il "sistema zonale" creato da Ansel Adams e ancora oggi validissimo quantomeno come teoria... poi in pratica come sempre dopo avere imparato a suonare si può anche... dimenticare come si suona e improvvisare... ma questa è un altra storia...




Occhio... attrezzatura...occhio...attrezzatura...occhio............

Questa foto  di © Jose Luiz Saez Martinez è stata realizzata con un iPhone ed è risultata vincitrice dell’ottava edizione del concorso fotografico “iPhone Photography Awards”.

Qualche mese fa sulla pagine Facebook di Marianna Santoni, è apparsa questa foto con un suo commento che vorrei riportare per intero:

" È stata fatta con un iPhone.
Lo avreste mai detto?
Si tratta di una delle foto vincitrici dell’ottava edizione del concorso fotografico “iPhone Photography Awards”.

Ebbene sì, dopo lo snobbismo iniziale, ormai in molti sembrano iniziare ad accettare l’idea che una buona foto può essere realizzata con qualsiasi mezzo… perfino con un iPhone.
Devo ammettere di aver letteralmente festeggiato quando nel 2013 la Magnum ha ufficializzato la nomina di Michael Christopher Brown tra i gotha del fotogiornalismo mondiale. Cosa fece tanto scalpore? Michael Christopher Brown è un ragazzone americano, fotogiornalista (laurea in psicologia e un master in fotografia documentaria) che lavora quasi esclusivamente con l’iPhone e le sue app (Hipstamatic in particolare). Michael è stato il primo al mondo a pubblicare un servizio “REALIZZATO CON IL TELEFONINO” sul National Geographic Magazine."


Da qui è nata una articolata discussione su quanto possa essere realmente professionale usare un iPhone per realizzare delle foto... e su quanto questo possa indurre persone che di fotografia non capiscono nulla a credersi Helmut Newton con una macchinetta da pochi euro in mano...
Già qualche tempo fa mi era capitato di parlare in questo blog - http://gianfrancospatola.blogspot.it/2014/12/elogio-del-nulla-o-quasi.html - 
di quanto sia fuorviante per la fotografia la tendenza dilagante a creare una sorta di legame indissolubile tra l'immagine e la tecnologia utilizzata per realizzarla, e in occasione di questa accesa diatriba su Facebook mi sono ritrovato a sentire proprio tante ma tante voci che, a mio avviso, non hanno una reale visione di quella che è la fotografia sopratutto quello che la fotografia ancora oggi provoca, le emozioni che suscita e la sua dirompente carica artistica e sociale a livello mondiale al di là dei mezzi utilizzati...

Negli USA o in Giappone non è strano vedere dei fotografi professionisti che per lavori anche importanti usano ancora una Hasselblad a pellicola e non è strano conoscere qualcuno che magari per un reportage particolarmente impegnativo possa usare un iPhone o una mirrorless, questo non fa di loro fotografi meno professionali di altri, anzi...

In quella discussione mi sono ritrovato a scrivere un commento che anche in questo caso vorrei riportarvi in maniera integrale per una questione di memoria:

"...mi sa che sempre più spesso si perde il concetto stesso di fotografia... usare una attrezzatura costosa spesso è fondamentale tenuto conto degli standard oggi utilizzati per valutare le foto ad esempio quelle sportive, è ovvio che dovendo lavorare devi fare certi scatti, quindi giù spallate e contatti in una partita di calcio oppure la pallina che colpisce la racchetta in una partita di tennis etc. etc. ma questo scusate è sempre più mestiere e non fotografia. 
La fotografia è una sorta di virus che ti prende e ti invade e non puoi fare a meno di scattare, se non evolvi nel tempo diventi un mestierante, un bravo artigiano che onestamente fa il suo lavoro, ma non hai più lo spirito dentro della fotografia che ti porta a catturare un immagine sia con un iphone che con una reflex che costa quanto una utilitaria o con una Hasselblad digitale che costa quanto una berlina di lusso... 
Fotografare è respirare, fotografare è immaginare la resa di quell'attimo fermo su foglio di carta o sullo schermo di un computer... 
Ci si evolve e si devono usare tutti i mezzi a disposizione vecchi e nuovi per potere creare la magia delle immagini. Scusate lo sproloquio ma è un argomento che sento molto, da persona che fotografa con un iphone, una mirrorless, una reflex digitale, una Bessa e una Hasselblad a pellicola..."

Sono sempre più convinto di quello che ho scritto... la ridda di "photographers" in giro non dipende dal fatto che oggi basta una reflex da pochi euro per sentirsi arrivati, ma dal fatto che oggi sempre di più si perde di vista la voglia di raccontare una storia per immagini o di scattare quella fotografia perché quel momento è magico... 
La magia della foto deve ancora oggi essere il motore per evolvere e migliorare sia tecnicamente sia sopratutto visivamente. Guardare fotografie, quadri, sculture respirare arti visive è fondamentale per potere essere sia un buon fotografo sportivo che un eccellente fotografo fine art, la base è sempre la stessa!

La tecnica e la tecnologia bisogna usarla e non farsi usare e quindi, se sono in viaggio e cammino come un albero di Natale per avere il tele iper luminoso megasupercalifargilistichespiralidoso che mi porta anche il caffè e mi fa il pediluvio... sono solo uno che non pensa alla fotografia ma a quello che serve per realizzarla e così avremo ancora tramonti, e albe e gattini e altre amenità assolutamente inutili e magari non avremo quella foto che domani potrà essere e diventare iconica... 

Uso corretto del blog...

Questo blog è nato per parlare di fotografia, poi è diventato una specie di calderone dove buttare parole in libertà, come una sorta di calderone di resistenza mentale... poi ha incominciato a parlare della mia personalissima visione dell'arte e dei rapporti tra fotografia e arte... e adesso...
Adesso, diciamo che aspirerebbe a diventare quello che doveva essere all'inizio ossia un posto dove parlare di fotografia nei suoi aspetti sia tecnici che artistici e magari ludici e filosofici e chissà che altro...
Per prima cosa per fare questo... vediamo se in giornata possiamo mettere due piccoli articoli uno per così dire filosofico e uno assolutamente tecnico... stay tuned ;-)