mercoledì 16 dicembre 2015

La Notte bianca del diritto allo studio


Il 10 di dicembre a Palermo e in tutta Italia si è svolta la Notte Bianca del Diritto allo Studio Universitario con tantissimi eventi organizzati in diverse città italiane per confrontarsi sul diritto allo studio, oggi in sofferenza anche a causa dei nuovi parametri ISEE che hanno messo “fuori gioco” alcune fasce della popolazione studentesca.
Tra gli eventi a Palermo presso il pensionato universitario San Saverio il Presidente dell'ERSU ha inaugurato una "Sala Bataclan". 
Questo spazio dedicato alle vittime degli attentati di Parigi del novembre scorso diventerà uno spazio polifunzionale a disposizione degli studenti.

In occasione di questa inaugurazione mi è stato chiesto di creare insieme con il pittore Roberto Fontana una sorta di installazione pittorico-fotografica in una delle pareti della sala.
In quei giorni a Parigi ho scattato diverse foto ma in un primo momento volevo che fossero soltanto mie, quasi con un egoistico senso di protezione verso Parigi, un senso di protezione che non mi permetteva di mostrarla ferita come era in quelle ore che sono seguite agli eventi del 13 novembre. 
Poi, vista l'occasione, ho pensato che la notte del diritto alla studio fosse la causa più giusta e la migliore per ricordare le vittime e il senso di impotenza di quella città.

Senso di impotenza che noi che siamo cresciuti a Palermo, conosciamo molto bene perchè l'aria dopo un attentato che coinvolge tutti, dopo le stragi di mafia, dopo l'uccisione del giudice Falcone e del giudice Borsellino, dopo l'omicidio del generale Dalla Chiesa, diventa tangibile, densa, il silenzio spettrale, le persone si muovono come automi costretti a fare cose che in quel momento forse ritieni inutili, ma che sono le cose di tutti i giorni.

In una giornata e in una notte dedicata al diritto allo studio nulla è più importante che ricordare queste vittime, perchè sono fortemente convinto che solo la cultura e solo la bellezza, come già ho scritto,  possono evitare che avvengano altre stragi, perchè la cultura e la bellezza fanno crescere la consapevolezza e l'accettazione dell'altro e superano le barriere religiose, politiche, storiche facendoci diventare soltanto cittadini di questo meraviglioso mondo che si chiama terra.


Servizio di TGS sull'inaugurazione della Sala Bataclan Al pensionato universitario Di San Saverio A Palermo

Servizio di MTV sulla notte bianca e l'inugurazione della Sala Bataclan al Pensionato universitario di San Saverio a Palermo

domenica 22 novembre 2015

Questo post doveva parlare di...

Questo post doveva parlare di... arte
Questo post doveva parlare di... fotografia
Questo post doveva parlare di... immagine
Questo post doveva parlare di... bellezza
Questo post doveva parlare di... cultura
Questo post doveva parlare di... sogno
Questo post doveva parlare di... Paris Photo...


Ma purtroppo questo post non potrà parlare di nulla, perchè una settimana fa un gruppo di uomini ignoranti ha deciso che Parigi doveva essere non la patria dell'arte e della cultura, ma semplicemnte un luogo dove glorificare la più totale e cavernicola delle manifestazioni umane... la violenza.
Violenza gratuita, inutile, infarcita di luoghi comuni su un Dio vendicatore e su politiche di ritorsione, violenza ancora più selvaggia perchè condita con dubbi sulle vere motivazioni di un atto così barbaro.
Non posso fare a meno di pensare che quanto è successo venerdì 13 novembre 2015 sia stato voluto e cercato non solo da chi ha materialmente messo in atto le azioni violente ma anche da chi nulla ha fatto per evitarle, forse perchè utili ad altri fini.

Il risultato è che una città simbolo della cultura, viene trasformata in una arena e la cultura diventa la vera sconfitta di tutte queste guerre.
Infatti è nell'ignoranza che crescono i disagi delle Banlieu parigine e delle periferie del mondo, è nell'ignoranza che si diffondono credi fasulli e devastanti vuoti mentali, è nell'ignoranza che persone possono anche solo pensare di distruggere altre vite e farlo in nome di un Dio vendicatore... e non dimentichiamo che è sempre nell'ignoranza che anche noi popoli occidentali abbiamo perpetrato gli stessi crimini alcuni secoli fa... 
L'ignoranza è la madre di tutto quello che di peggio l'uomo può concepire, da lei deriva la superstizione, la paura dell'ignoto e del diverso, la chiusura nei confronti delle novità e l'incapacità di crescere e di conoscere.
La migliore risposta a quelli che vogliono fare precipitare il mondo in un era oscurantista e ignorante è proprio quella di non chiudersi anzi di rinnovare la propria capacità di conoscere e crescere.
Bisogna uscire, andare nei musei, alle mostre, alle conferenze, a teatro, bisogna leggere, bisogna crescere e far crescere i bambini, i ragazzi, portandoli a vedere sempre cose nuove e raccontandogli la bellezza dell'arte passata e presente, spiegandogli che il mondo non è fatto di bombe ma di arte e bellezza e che l'uomo è capace di cose meravigliose se solo lo desidera...

Ho scritto su Instagram che per me Parigi é una boccata d'aria ogni anno. Ma il week end del 13 Novembre 2015 la boccata d'aria sapeva di polvere da sparo e dolore. Vi allego qui un link ad alcune foto che ho fatto in quei giorni, non quelle scatate al Bataclan o a Place de la Republique l'indomani, hce pure ci sono ma che preferisco tenere nella mia mente e nel mio cuore, ma quelle che raccontano momenti di vita normale... perché questa é Parigi e così bisogna continuare a viverla...


domenica 1 novembre 2015

Fotografia meditativa...

Palermo - Palazzo Riso - Contax S2 obiettivo Zeiss 45 mm 
Tmax 100  - sviluppata in Rodinal
Esistono diversi testi in cui si parla di meditazione e fotografia... Chi di noi scatta da tanti anni ha sviluppato una sorta di diversa percezione della capacità di realizzare un immagine, per cui esiste la fotografia fatta per lavoro sia essa giornalistica, di reportage, sportiva, esiste la fotografia documentaristica, esiste la fotografia di cerimonia, quella di moda o pubblicitaria, la foto di food e via così... ma tutte queste immagini scattate per lavoro non sono vive, non hanno un anima, solo pochi riescono a infondere nelle loro fotografie qualcosa che le renda, anche se solo delle immagini scattate per lavoro, speciali ed uniche e alle volte, come spesso ripeto, iconiche.
Poi c'è un altro approccio alla fotografia che è quello di una ristretta cerchia di fotografi che scelgono di fare quella che oggi viene definita con un termine molto cool "fine art photography". 
Man Ray Distorsion Burn Blur
Stiamo attenti la fotografia artistica non è soltanto quella concettuale, astratta, che affonda le sue radici nella fotografia surrealista o futurista e di qualunque avanguardia artistica, fotografia artistica può essere anche la fotografia di reportage se fatta con criteri assolutamente lontani dal concetto di "scatto per lavoro"...
Da una parte qui da noi, dove non esiste un vero mercato della foto fine art, oggi sempre più spesso vedo immagini considerate artistiche che non riesco ad inquadrare, che non riesco ad inserire in una reale progettualità criterio fondamentale per potere perseguire un intento artistico, a mio modo di vedere, perché senza una progettualità qualunque espressione artistica rimane fine a se stessa e si autodistrugge.
L'assenza di un mercato italiano della fotografia artistica (di cui mi piacerebbe parlare magari in un altro post) è fonte di una desertificazione delle menti e di una totale omologazione dell'immagine che oramai, con poche eccezioni di altissimo livello come ad esempio Giovanni Gastel che per me e per molti è un vero poeta della fotografia, si è sclerotizzata su una serie di post produzioni più o meno spinte e una serie di utilizzi di preset di photoshop per rendere un ritratto falsamente vintage secondo i canoni dilaganti dell'advertising nostrano...

Tutto questo discorso per arrivare a cosa... probabilmente a nulla ma in realtà nasce dalle riflessioni che sono scaturite leggendo un'intervista sul numero in edicola di Foto Cult su Renato D'Agostin giovane fotografo nato a Venezia ma trapiantato a New York che ha fatto della foto fine art una professione di alto livello...
Vi sono dei concetti che mi hanno colpito di più di questa intervista e riguardano l'approccio che D'Agostin ha con l'immagine; un giovane fotografo nato nell'era digitale che invece ha sempre scattato a pellicola e continua a farlo, e continua a passare ore in camera oscura stampando le sue foto in tiratura limitata, per la nostra Italia è una specie di alieno. 
Noi non siamo più abituati ad un approccio così concettuale alla fotografia, o meglio abbiamo completamente perso questa visione esclusiva, abbiamo perso la capacità di pensare che le immagini debbono essere un racconto della quotidianità e che questo racconto può nascere anche da una visione intimistica del mondo.
Personalmente capisco perfettamente quando in questa intervista leggo che "...io credo di non avere  mai scattato una foto senza una musica nelle orecchie!" perché è uno dei miei modi di fotografare, camminare per il mio mondo, per la mia città con la mia colonna sonora nelle orecchie e tutto il resto non esiste... questa è una forma di meditazione...

Come vedete ci riallacciamo al discorso iniziale, già, perché avere perso la visione della fotografia concettuale, non avere un mercato per la fotografia che non sia, come dicevamo prima, "lavoro" , non ci permette più di fotografare guardando in noi stessi, osservando con attenzione quello che ci circonda, il mondo attorno a noi, con le persone, i luoghi e i loro fantasmi, le bellezze e i cancri della nostra società.

domenica 25 ottobre 2015

Un po' di tecnica... what's in my bag?

Uno dei siti più interessanti per chi come me tende a non dimenticare la fotografia analogica è quello di Japan Camera Hunter. Bellamy Hunt vive a Tokyo e nel tempo è diventato un punto di riferimento per tutti quelli che cercano macchine fotografiche a pellicola o altri tipi di gadget analogici... in più da tempo ha creato nella sua pagina un angolo in cui ognuno può mostrare cosa si trova nella sua borsa fotografica... 

In Your bag

Questo link diventa estremamente interessante non solo per chi fotografa in analogico ma anche per tutti quelli che sono realmente appassionati di fotografia perché permette di conoscere alcuni segreti dei fotografi per così dire "vintage" ad esempio l'uso di quello strano oggetto che si chiama esposimetro... 

Già l'esposimetro quello sconosciuto... 
O forse dovrei dire l'esposizione quella sconosciuta... Già perché oggi sempre più spesso con le macchine tutto fare ci si scorda che alla base di una buona fotografia c'è sempre una buona lettura della luce e che la luce non è tutta uguale...
Facciamo un esempio pratico... se io imposto un qualunque "program" nella mia macchinetta tuttofare questa probabilmente tenderà a  leggere la luce nell'inquadratura e fare una media delle varie esposizioni, restituendomi quanto di meglio (o per meglio dire di "medio") si può per ottenere una foto leggibile... ma in realtà è sempre così? Ovviamente no... la lettura esposimetrica delle macchine fotografiche è ovviamente un compromesso e inoltre non permette di potere decidere se esporre in un area dell'immagine piuttosto che su un altra.. Certo se stiamo fotografando in una giornata limpida il cielo con qualche piccola nuvola bianca e magari una statua di marmo non abbiamo molti problemi, se però in una immagine abbiamo molte ombre e molte luci ossia gli opposti della nostra scala luminosa il problema si pone, ci dovremmo chiedere cosa voglio fare risaltare... le ombre o la luce... devo chiedermi cosa voglio ottenere, in altre parole devo pensare la foto prima di scattarla e se lo faccio magari rinuncio a quelle ...mila scatti inutili e mi semplifico anche la post produzione...

Esaminiamo ad esempio questa immagine siamo in un interno davanti ad una porta con una notevole luce all'esterno ma un soggetto all'interno, nel giro di poco tempo bisogna decidere se si vuole evidenziare l'esterno o il soggetto all'interno e sapere che se espongo per il soggetto l'esterno sarà sovraesposto e meno leggibile e viceversa se espongo per il giardino il soggetto sarà decisamente sottoesposto... il problema è tutto nell'effetto finale che si vuole ottenere...

Ovviamente per potere leggere correttamente la luce non sempre possiamo utilizzare l'esposizione media delle macchine fotografiche (chiamiamola matrix o media ponderata poco cambia) ma dobbiamo preferire un tipo di lettura della luce più... come dire... concentrata!!
Per questo troviamo nelle macchine fotografiche un tipo di lettura esposimetrica che si chiama spot o semispot che riduce drasticamente l'area di lettura della luce e la concentra in un punto più o meno piccolo permettendoci di creare (parolone) la nostra lettura della luce e quindi la nostra immagine che ovviamente sarà diversa da quella di tutti gli altri...

Per chi volesse approfondire il tema dell'esposizione vi rimando ad un link della Nikon School che parla di quello che si può in assoluto considerare il metodo più completo per valutare la luce in una immagine ossia il "sistema zonale" creato da Ansel Adams e ancora oggi validissimo quantomeno come teoria... poi in pratica come sempre dopo avere imparato a suonare si può anche... dimenticare come si suona e improvvisare... ma questa è un altra storia...




Occhio... attrezzatura...occhio...attrezzatura...occhio............

Questa foto  di © Jose Luiz Saez Martinez è stata realizzata con un iPhone ed è risultata vincitrice dell’ottava edizione del concorso fotografico “iPhone Photography Awards”.

Qualche mese fa sulla pagine Facebook di Marianna Santoni, è apparsa questa foto con un suo commento che vorrei riportare per intero:

" È stata fatta con un iPhone.
Lo avreste mai detto?
Si tratta di una delle foto vincitrici dell’ottava edizione del concorso fotografico “iPhone Photography Awards”.

Ebbene sì, dopo lo snobbismo iniziale, ormai in molti sembrano iniziare ad accettare l’idea che una buona foto può essere realizzata con qualsiasi mezzo… perfino con un iPhone.
Devo ammettere di aver letteralmente festeggiato quando nel 2013 la Magnum ha ufficializzato la nomina di Michael Christopher Brown tra i gotha del fotogiornalismo mondiale. Cosa fece tanto scalpore? Michael Christopher Brown è un ragazzone americano, fotogiornalista (laurea in psicologia e un master in fotografia documentaria) che lavora quasi esclusivamente con l’iPhone e le sue app (Hipstamatic in particolare). Michael è stato il primo al mondo a pubblicare un servizio “REALIZZATO CON IL TELEFONINO” sul National Geographic Magazine."


Da qui è nata una articolata discussione su quanto possa essere realmente professionale usare un iPhone per realizzare delle foto... e su quanto questo possa indurre persone che di fotografia non capiscono nulla a credersi Helmut Newton con una macchinetta da pochi euro in mano...
Già qualche tempo fa mi era capitato di parlare in questo blog - http://gianfrancospatola.blogspot.it/2014/12/elogio-del-nulla-o-quasi.html - 
di quanto sia fuorviante per la fotografia la tendenza dilagante a creare una sorta di legame indissolubile tra l'immagine e la tecnologia utilizzata per realizzarla, e in occasione di questa accesa diatriba su Facebook mi sono ritrovato a sentire proprio tante ma tante voci che, a mio avviso, non hanno una reale visione di quella che è la fotografia sopratutto quello che la fotografia ancora oggi provoca, le emozioni che suscita e la sua dirompente carica artistica e sociale a livello mondiale al di là dei mezzi utilizzati...

Negli USA o in Giappone non è strano vedere dei fotografi professionisti che per lavori anche importanti usano ancora una Hasselblad a pellicola e non è strano conoscere qualcuno che magari per un reportage particolarmente impegnativo possa usare un iPhone o una mirrorless, questo non fa di loro fotografi meno professionali di altri, anzi...

In quella discussione mi sono ritrovato a scrivere un commento che anche in questo caso vorrei riportarvi in maniera integrale per una questione di memoria:

"...mi sa che sempre più spesso si perde il concetto stesso di fotografia... usare una attrezzatura costosa spesso è fondamentale tenuto conto degli standard oggi utilizzati per valutare le foto ad esempio quelle sportive, è ovvio che dovendo lavorare devi fare certi scatti, quindi giù spallate e contatti in una partita di calcio oppure la pallina che colpisce la racchetta in una partita di tennis etc. etc. ma questo scusate è sempre più mestiere e non fotografia. 
La fotografia è una sorta di virus che ti prende e ti invade e non puoi fare a meno di scattare, se non evolvi nel tempo diventi un mestierante, un bravo artigiano che onestamente fa il suo lavoro, ma non hai più lo spirito dentro della fotografia che ti porta a catturare un immagine sia con un iphone che con una reflex che costa quanto una utilitaria o con una Hasselblad digitale che costa quanto una berlina di lusso... 
Fotografare è respirare, fotografare è immaginare la resa di quell'attimo fermo su foglio di carta o sullo schermo di un computer... 
Ci si evolve e si devono usare tutti i mezzi a disposizione vecchi e nuovi per potere creare la magia delle immagini. Scusate lo sproloquio ma è un argomento che sento molto, da persona che fotografa con un iphone, una mirrorless, una reflex digitale, una Bessa e una Hasselblad a pellicola..."

Sono sempre più convinto di quello che ho scritto... la ridda di "photographers" in giro non dipende dal fatto che oggi basta una reflex da pochi euro per sentirsi arrivati, ma dal fatto che oggi sempre di più si perde di vista la voglia di raccontare una storia per immagini o di scattare quella fotografia perché quel momento è magico... 
La magia della foto deve ancora oggi essere il motore per evolvere e migliorare sia tecnicamente sia sopratutto visivamente. Guardare fotografie, quadri, sculture respirare arti visive è fondamentale per potere essere sia un buon fotografo sportivo che un eccellente fotografo fine art, la base è sempre la stessa!

La tecnica e la tecnologia bisogna usarla e non farsi usare e quindi, se sono in viaggio e cammino come un albero di Natale per avere il tele iper luminoso megasupercalifargilistichespiralidoso che mi porta anche il caffè e mi fa il pediluvio... sono solo uno che non pensa alla fotografia ma a quello che serve per realizzarla e così avremo ancora tramonti, e albe e gattini e altre amenità assolutamente inutili e magari non avremo quella foto che domani potrà essere e diventare iconica... 

Uso corretto del blog...

Questo blog è nato per parlare di fotografia, poi è diventato una specie di calderone dove buttare parole in libertà, come una sorta di calderone di resistenza mentale... poi ha incominciato a parlare della mia personalissima visione dell'arte e dei rapporti tra fotografia e arte... e adesso...
Adesso, diciamo che aspirerebbe a diventare quello che doveva essere all'inizio ossia un posto dove parlare di fotografia nei suoi aspetti sia tecnici che artistici e magari ludici e filosofici e chissà che altro...
Per prima cosa per fare questo... vediamo se in giornata possiamo mettere due piccoli articoli uno per così dire filosofico e uno assolutamente tecnico... stay tuned ;-)

sabato 31 gennaio 2015

Il tempo è l’unica, vera, unità di misura

Prendi delle auto sull’autostrada, accelera l’immagine all’infinito e le auto spariscono. Allora che prove abbiamo della loro esistenza? Il tempo è la prova dell’esistenza. Il tempo è l’unica, vera, unità di misura. Prova l’esistenza della materia. Senza il tempo, non esistiamo. (Lucy di Luc Besson)
Dopo avere sentito questa frase sono rimasto un attimo a riflettere che forse è per questo che amo la fotografia perché è l'unica possibilità di fermare il tempo... l'immagine cristallizza l'istante e quindi l'essere... la fotografia ha la capacità di controllo che il nostro cervello non riesce a raggiungere...
Quando scatti è come se il tuo cervello riuscisse per un attimo, solo per un attimo ad essere parte dell'esistenza di chi ti sta vicino delle persone che stai immortalando in un eterno attimo che non cambia e non cambierà mai...


Se provate ad immaginare alcune delle immagini più famose della storia della fotografia vedete come esse siano diventate al di là della realtà e del tempo...
L'uomo tatuato di Diane Arbus è lì permane con la sua espressione, con i suoi occhi chiari e profondi e sempre lui nel tempo e poco importa se ormai sarà morto non esisterà più, egli vivrà avendo battuto l'unità di misura dell'umanità grazie alle mani sapienti di una fotografa.

Questo vale sempre anche quando il tempo sembra modificare i parametri per cercare di riprendersi il suo primato... Ad esempio qualche anno fa un grande fotografo come Steve Mc Curry ha cercato e ha trovato la piccola Shabrat Gula, la bambina afgana che aveva commosso il mondo in un immagine che rimane uno dei capolavori della fotografia... ebbene quella immagine ricreata dopo tanti anni e che ci mostra una donna segnata dal tempo e dalla vita e anch'essa bellissima ma non riesce, a mio parere, a intaccare la meraviglia eterna della prima foto.
Shabrat Gula sarà sempre una bambina di 15 anni di un campo profughi e lì eterna nel tempo e nulla può cancellare quel miracolo.
Nel 1991 mi è capitato di vivere in prima persona quel miracolo scattando un immagine che più volte nel tempo mi ha colpito proprio perché per me quello era un attimo immobile... era tempo immobile... era una magia rispetto allo scorrere del mondo.
Nella medina di Tunisi vidi una ragazzina seduta imbronciata fuori da una casa e lì alzai la macchina fotografica scattando e lei dopo lo scatto, finalmente mi sorrise... lo scatto è immobile e per me quella bambina, che oggi magari sarà nonna, vive per sempre e per sempre rimane giovane e immortale...